Ernst Kraft

Publicaciones recientes sobre la obra y el artista:

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Izquierda:
Il Resto del Carlino (Macerata) 9 maggio 2008
Corriere Adriatco, 9 maggio 2008

"Gostac", Ernst Kraft
(En espera de la traducción)
Appena arrivato, rimane ad ammirare lo spazio esterno del luogo in cui ci troviamo, ne scatta il sublime respiro e, una volta entrato, osserva l'interno, subito col fiuto artistico proiettato all'allestimento.
Incontro alchemico di artisti e curatori, strette di mano, "Ernst o Ernesto fa lo stesso" e ci si trova, ancora una volta, con istintivo e lucido raccordo, per creare la giusta soluzione espositiva.
Nel progetto comune della mostra le opere sono singole pennellate, che vanno ogni volta ricomposte e amalgamate tra di loro.

Spazi di rapida potenza
Esse richiedono una certa spazialità, con distanze a volte asimmetriche, che ricordano le sezioni auree di geometria, in modo da distinguere, tra le une e le altre, la differente portata espressiva.
In alcuni casi sono ravvicinate, per ricomporre insieme, il loro primo concepimento artistico.
Le opere così accontentate e armonicamente combinate, ritrovano la loro compiutezza, nel modo unico e proprio del nuovo evento. Attrici dalle esigenze a volte capricciose, ma grandi interpreti di ogni singola volontà dell'artista. Come le frasi di uno scrittore, escogitate e create con la potenza repentina del momento, in tempi di lavoro intensi e decisivi, ma con modi altrettanto precisi e delicati. Una volta gettato il corpo di colore sulla superficie della tela o della carta, ci affonda lievemente la spatola, come fosse un bisturi a sbucciare schizzi sottili verso l'esterno. Non va a scagliare graffi o segni d'aggressione, ma risolve la pittura in graffito, più vicino alla ricerca primitiva, che all'atto postmoderno. La materia così tracciata, pare continui a "buttar fuori", come le curve delle coste sibilline (riferito al nome dei nostri monti, o, come si preferisce, nell'accezione di flusso enigmatico, lasciando aperta l'interpretazione e la lettura, nello spirito della mostra…) L'occhio vulcanico di monocromo puro e caldo, dove primeggiano il rosso-cotto, il nero-prugna e l'ocra, spazia oltre le dimensioni concesse all'opera. Il potere del colore si trasforma in visioni dagli spazi illimitati.

Quaderni e cera
Ciò vale anche per il piccolo formato.
Ernst lavora non solo con l'acrilico, ma anche con pigmenti e cera, ancora in uso dal tempo dei romani, che l'hanno impiegata sulle pitture murali. La tecnica antica dell'encausto si va a combinare con i materiali odierni. La resa sui vari supporti è inedita: la tela assume una compattezza rupestre, la carta diventa tanto levigata che pare stampata.
Le opere racchiuse nei quaderni ad anelli, ora aperti a formare dittici di carta, offrono una visione duplicata e mai conclusa, quasi ad afferrare un progetto istantaneo in corso, abbozzato dall'artista sul suo taccuino.
Quando è il momento del Monotipo, Ernst prepara la matrice, per poi stringere a contatto i colori che reagiscono tra loro, con esiti mai prevedibili. Impronte che si espandono verso il profondo, sconfinando oltre ciò che è fenomeno scrutabile dall'occhio e dalla mente.

Minotauri cerebrali
L'installazione delle opere ripercorre idealmente quei labirinti di idee e associazioni, che Kraft ha già espresso in materia nella sua land art e in pittura. Le visioni proiettate nello schermo si compenetrano nell'immaginazione di chi osserva, e si producono altre idee.
Il tentativo di presentare l'opera di Ernesto può a volte sembrare superfluo e inopportuno, quanto quello di afferrare le idee scaturite da e con le sue opere. Il loro significato si traduce in una assoluta e coerente ricerca di nonsense. L'autore al limite, si sbilancia ad intitolare "scrittura ermetica", alcuni dei suoi lavori fatti di segni.
Ma non concede nulla più a linguaggi codificati. Gli stessi titoli che compaiono nei video, portano fuori strada, verso improbabili sentieri del pensiero.

Inguaribili astrazioni senza distrazioni
And unobtrusiveness is dazzling, upon occasion, The vertebral silence indisposes the licit sail… Enunciati paradossali, simili a giochi di parole, ma che risultano sensati a confronto di:
%Wdsreyukàl uyplòàrf ftrsd hi huip$, &eyredtj uiglh* gljklòànnv xcvopkjo opà rupi^z.
Questo perché l'astrattismo è sempre insito nella realtà conoscibile delle cose, è presente in ogni operazione logica, benché dotato di irrazionalità. Tutti gli ambiti si sviluppano grazie a una componente astratta: dalla fisica, alla poesia, alla musica, persino in cucina, e in modo speciale essa viene espressa in arte. Ernst intende così la pittura, quanto la videoarte: forme di naturale e artificiale astrazione.
Non è frutto di casualità, nessun segno è mescolato a caso, ma risponde a un rapporto con una certa realtà, stabilito dall'essere pensante. Tutti i segni significativi si combinano con altri, creando tante assolute verità e continue evocazioni, rimandi, labirinti di idee, immagini, che si dissociano, o si incontrano. Ecco, la magia linguistica di espressioni non codificate.

"The Gostac regained"
"Un'articolazione nella quale sembra esserci un linguaggio umano o qualche altro sistema simbolico, che invece non può tenere alcun significato identificabile… per creare un'espressione drammatica, sintatticamente corretta, semplicemente pronunciabile, usando parole senza senso.
Famosi esempi come "The gostac distims the doshes" di Lewis Carroll o "The vertebral silence indisposes the licit sail" di Lucien Tesniére, oppure ricordando quelle di Chompky: "Colorless green ideas sleep furiously","Le cadavre exquis boira le vin nouveau".(About the Gostac trilogy).
Gostac è tutta da gustare così come installata e concepita: mostra come opera d'arte, espressa in ogni sua componente. Chi visita ne fa parte integrante, può condividere e vivere la libera esperienza di segni, cogliendo ogni possibile eco, rivelazione o significato. Dal momento in cui si entra, emerge qualcosa di non afferrabile, qualcosa che all'uscita si può comunque portare con sé.

Tolentino 9 maggio 2008
Francesca Zacconi
Licienciada de arte

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Ernst Kraft muestra su 'laberinto de piedra' de Alemania con la presentación de un catálogo La Universidad de Málaga impulsa esta iniciativa, que recoge el proceso de creación de la obra y que es fruto del hermanamiento con su homónima germana de PassauPassau es una pequeña península en cuyo centro reverdece un breve espacio entre árboles. Ortspitze está justo donde los ríos unen sus aguas y, desde 2007, la instalación de Ernst Kraft acompaña a los caminantes que por allí pasan. Esta obra es testigo de sus pensamientos y reflexiones: el laberinto de Kraft no se hizo para perderse, sino para encontrarse. Este artista holandés afincado en Mijas utilizó 26 toneladas de adoquines que fue introduciendo en la tierra del lugar formando un entramado de senderos. "Cada senda es una alegoría de la capacidad del hombre para encontrar su propio destino", decía la rectora de la Universidad de Málaga, Adelaida de la Calle, el pasado día 11 en su texto de presentación del catálogo que recoge el proceso de creación de la obra. Esta propuesta artística surge como resultado del hermanamiento que existe entre las universidades de ambas ciudades. En el centro del laberinto se encuentra una piedra con una inscripción que lo certifica. Durante el acto Kraft agradeció a todos los que le han apoyado durante su incursión en este trabajo. Un mes empleó el artista en componer la instalación y, lo que al principio iba a ser una obra efímera, se quedará en Ortspitze de forma permanente. No es el primer laberinto que compone. El año pasado pudimos ver 'El laberinto transparente' en la Casa de la Cultura de Las Lagunas y ya está pensando en el siguiente...

Presentación del catalogo 2008
Laura Benavides. Mijas Semanal
19 sept. 2008

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Passau Neue Presse, por Elke Zanner, 6 oct. 2007

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Mijas Semanal, 5 oct. 2007

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Passau Neue Presse, por Christian Karl, 21 sept. 2007

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Clic y lea la página PDF original del Mijas Semanal

"… Ernst Kraft nos recibe en su taller del Callejon de las flores en el Barrio Santana, un lugar caótico y ordenado al mismo tiempo desde el que este hlandés diseña muchas de sus creaciones...
... (Ernst Kraft) me muestra su taller mientras se fuma un cigarrillo. ... ha aprovechado toda la planta baja de su casita del Barrio Santana para trabajar y ahí, entre el orden el caos, lleva a cabo su creación. El cristo de los artistas preside la sala en la que además, cuelgan muchas de sus obras. En este pequeño universo Kraft se mueve con soltura, me lleva de un lugar a otro, de una idea a otra, con una agilidad sorprendente y es que el artista siempre tiene su imaginación ocupada en la producción de una nueva obra.
El componente abstracto mueve la mayoría de sus pensamientos. Bajo los trazos de líneas envolventes, manchas de colores y estructuras retorcidas encontremos los cimientos de un sentido filosófico que tiene mucho de observación. A Ernst le gusta sentarse a reflexionar sobre los pormenores de la existencia humana, una idea que está muy presente en sus laberintos, pero tambien hacer de cosas tan cotidianas como una baldosa, un ejemplo de abstracción pura. Sin ir mas lejos, el suelo de su taller se ha convertido en el protagonista de una videocreación gracias a un tratamiento digital posterior y como éste muchos otros objetos han pasado a la catagoría del Arte con mayúsculas....."

Recorte del artículo: "Laberintos y otras ilusiones",

por Maria Rubio
Mijas Semanal
Nº 231, 10 Agosto 2007

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"Laberintos Expresivos", Obra de Ernst Kraft,
por Samantha López Ramírez
Arte y Cultura, "Revista Casas mas Terrenos", edit. León Mexico
Nº 13 Marzo-Abril, 2007

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Beatrice Lavalle, Sur Deutsche, 01 02 2007

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"…. Kraft juega en este obra poética… con las paradojas del laberinto transparente y sus conceptos de apariencia y realidad... "

Beatrice Lavalle en Surdeutsche, (arriba)

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Victoria Bayona Rodríguez, Diario Malaga Hoy 8 feb. 2007

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"... la obra de esta artista holandés está compuesta por 140 metros de plástico colgado por más de 800 anillos, que forman las paredes de un laberinto de 50 metros cuadrados. "

"Piérdete en el laberinto de Ernst",

Mónoca López, Mijas Semanal, 02 02 2007

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La instalación "El laberinto", consiste en la construcción real del laberinto en el jardín adyacente, sobre una superficie de 14 x 10 metros, un video de 10 minutos con música de Giacinto Scelsi, Schönberg e Yves Bosch y Lázaro Leiva, que se muestra en forma continua en la sala y 4 series de impresos.

"El laberinto, como metáfora de la vida y su entrelazado de pensamientos, recuerdos y emociones, ha sido el punto de partida del proyecto. El cerebro no solamente muestra una semejanza visual a la del laberinto, su funcionamiento es comparable. Padecer el síndrome de Alzheimer se podía interpretar como perderse desesperadamente en los senderos del pasado y la actualidad. No es que se pierdan los recuerdos, o que se pierda el razonamiento y los afectos, es que le cuesta encontrar y reencontrar el camino... ...El laberinto es un organismo, la red viaria es un laberinto, la ciudad, el barrio, la oficina, la casa, el dormitorio, la computadora, el cerebro, y dentro el cerebro: más laberintos. Es que en el centro de cada laberinto encuentras el siguiente. O, vise versa: al salir de uno, te encuentras en el centro de un laberinto que abraza lo que has dejado atrás... Así, se me ocurrió diseñar para el espacio verde de la Fundación Alzheimer un laberinto en forma de una estilización abstracta del corte transversal del cerebro. Quería integrar los símbolos de la infinidad, la continuidad, los ciclos de nacer y morir, el hecho de que en cada organismo existe el germen para nuevos organismos se repita , se modifica, sigue siendo parte del mismo sistema, como los muñequitos rusos. Nada puede simbolizar mejor ésta idea que plantar un nogal en el centro, en el cruce de los ejes del laberinto. Y esperaré pacientemente hasta que 'mi' nogal de luz a sus frutos, hasta que caigan las nueces sobre las piedritas del laberinto, abriéndose, enseñando su interior; pequeños cerebros laberínticos y cada uno capaz de crear una infinidad de otros laberintos...

Recorte del articulo: "Ernst Kraft, el laberinto en la galeria Accord"
Publicado en Art Daily el 8 de oct. 2006

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"Ausstellung Ernst Kraft", La Galería de Arte Contemporáneo RU-H en Fuengirola ha inaugurado en mayo la exposición de la obra reciente del artista holandés Ernst Kraft.
"... Ernst Kraft, que tiene su taller en Mijas, tiene una larga e intensa trayectoria artística, que cuenta con un sin fin de exposiciones y proyectos, tanto nacionales como internacionales en Alemania, Gran Bretaña, Holanda, Rumania y México. Actualmente Kraft es el coordinador del Proyecto de Dibujo Din A4 España y es
miembro honorario de la Asociación Cultural Terra Dell´Arte. En la exposición destaca su colorido anclado en las tierras mediterráneas, que incluye pigmentos poco usados como el alquitrán, el yodo medicinal, el rojo terraza industrial, es aplicado con portadores acrílicos, látex y encáustico. La cera y el encáustico, con su particular reparto de los pigmentos sobre la superficie, causa una apariencia de acuarela en las obras, pero también sirve de acabado en sus trabajos sobre papel. Su obra muestra la tensión - o el drama - que provoca el impacto gráfico entre la narración abstracta y los fondos espaciosos y airados. En sus lienzos con sus capas superpuestas de pintura diluida, la dimensión del tiempo es fundamental para enseñar la secuencia de movimientos y sus 'resonancias de relieve' en las texturas de las obras. Sin embargo, en las obras sobre papel es el movimiento instantáneo que rige la obra: sin antes, sin después, sin retoque..."

das Aktuelle Spanienmagazine, Nr. 230 - 06 / 2006


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"Ernst Kraft y el proceso creativo",

"... Entro en la sala con la ingenua esperanza de que la obra conclusa y pulcramente colgada en la pared me revele alguno de los interrogantes que va a plantearme el autor, que me van a ayudar a penetrar más en el sentido de arte y necesariamente, de la vida.
Es el mismo ritual de siempre; sin embargo, es esta ocasión, es diferente. Me sorprendo al comprobar que las respuestas a estos interrogantes me las va a proporcionar el proceso creativo de las obras
"Ernst Kraft nos propone una búsqueda. Nos adentra en un proceso intuitivo, más que racional, tras el cual, quizás, el artista se reconocerá anímicamente.
Este viaje comienza, como casi todos, por azar. Una violenta pincelada da pasos a movimientos más rápidos e instantáneos en los que mecanismos irracionales y vitales son su principal baza creativa
La superficie blanca, virgen, resulta violada por un trazo inesperado.
Este primera mancha se asemeja a un accidente, a un impacto infringido contra la tela... drama
El pintor nos conduce a través de formas, texturas y gestos facturados con una expresividad que me evoca el informalismo expresionista.
No caos. Las formas se ordenan intuitivamente en torno a una gran armonía composicional.
Kraft parece, con cada obra, anticiparnos el germen de la siguiente. Quizás no quiere dar por acabado ninguno de sus cuadros, pues persigue que el ultimo sea la génesis del próximo.
Salgo de la sala y no intento indagar en las emociones del autor, sino en las mías propias.
El proceso creativo ha trascendido en mi de tal forma que mis ingenuas interrogantes tienen respuesta: he reflexionado acerca de las sensaciones que se despiertan en mi al contemplar su obra. Me he dejado atrapar por un juego liberado de reglas y convencionalismos en el que lo im`portante es el disfrute contemplativo de la obra de arte, desembarazándome de prejuicios para ver y amar el arte actual...."

Susana González Márquez, Forum, Magazine de arte y cultura, junio 2006

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"Passau se sumerge en el Mediterráneo"

Diario Sur 16 oct. 2006

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Arad Newspaper 30 may 2005

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".... El pintor Ernst Kraft, vive y trabaja hace quince años en Málaga. Presentó hace poco en Mijas y en Málaga su libro 'Paco Pulpito', un cuento escrito por el, que no solo fascina a los jóvenes lectores.
¿Era difícil afincarse aquí? Cuando llegué a Málaga en el 1989, tenía bastante suerte: después de un mes tenía mi primera exposición... en estos tiempos era muy difícil vender arte contemporáneo, Aunque siempre he vendido, necesitaba otros trabajillos al lado...

¿Como te ocurrió hacer este trabajo? (el cuento 'Paco Pulpito) Realmente era un capricho, hace quince años, cuando nació mi hija, querría escribir un cuento para ella. La idea surgió de un sueño sobre un pulpillo que aspiraba ser torero. Con esta idea desarrollé la historia, y al lado trabajé con los dibujos,... años después, trabajando con serigrafía, tenia la idea como finalizar las ilustraciones...
¿Estabas pensando en publicar el cuento? No, aquí, es aun más difícil encontrar una editorial que una galería... ¿Estas planeando escribir más libros de este tipo? En el momento he vuelto de lleno a la pintura. Este año voy a participar en varios proyectos y exposiciones en el extranjero...."

Recorte de la entrevista: "Paco Pulpito enseña la española manera de vivir" (En profil: Ernst Kraft, pintor y escritor), por
Beatrice Lavalle,
Sur Deutsche, 19 enero, 2005

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"...Ernst Kraft es intuitivo, visceral y eléctrico. Necesita espacio para colocar los lienzos, para merodear alrededor de ellos y, cuando menos se lo esperen, ensartarlos con una pincelada rápida e irreflexiva (tarda un día o dos en pintar un cuadro).....
.... Intuitivo, no analítico. La pintura, según el artista holandés, responde a una intuición, a un sentimiento inexplicable que nace del vientre o del corazón. El lenguaje pictórico que define Ernst Kraft no no es tan analítico como lo puede ser el literario, una faceta del arte con la que también se ha atrevido este experimentador incansable
Dentro de unas semanas recogerá la "limitadísima" edición de su primer cuento infantil que él mismo ha ilustrado. "Un capricho", justifica, como lo fue el coger la `henna´ que su hija usaba para teñirse el pelo como pigmento o tentar a la escultura. Sin embargo, las abstracciones finales diluidas en el lienzo no reflejan su coqueteo con lo fortuito, con la casualidad. Nadie en la galería lo diría, admirando la complejidad de ciertas composiciones. Cuando se cierran las salas y se descuelgan los cuadros, a Ernst Kraft sólo le queda la "resaca creativa" de un `currante´ que sólo buscaba trabajar con las manos. Lo demás vino por sí solo...."

Recorte del Artículo:
"Trabajar con las manos" por Rosa Diaz Casas,
La Opinión de Malaga, 09-02-2004


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"...Su participación en esta cuarta edición (de la Bienale de Arte Contemporáneo de Florencia, Cittá di Firenze) ha consistido en la muestra de un tríptico, titulado según la sinfonía de Benjamin Britten "War Requiem" (Requiem de guerra). El tríptico de grandes dimensiones, formado por una hoja central y dos laterales, muestra un paisaje tortuoso de formas abstractas. En su composición las hojas laterales con su fuerte dibujo negro, parecen custodiar, como jinetes apocalípticos, la obra principal...

...Obra de expresionismo gestual en la que el color y la textura son claros protagonistas, pues ha utilizado acrílicos, resinas y alquitrán que en pesadas pinceladas ha ido extendiendo en un lienzo de doble tejido... como escribia Federico del Cerro, hace pinturas abstractas que remarcan las memorias cambiantes de la abstracción española del pasado siglo veinte..."

Cristian Ventura,

"Artistas de hoy",
Revistart, N° 83, 2004

Publicaciones anteriores


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"...como varios pintores interesantes que han emergido de España en los ultimos años, Ernst Kraft hace pinturas abstractas que remarcan las memorias cambiantes de la abstracción española del pasado siglo veinte.
Tápies, Chillida, Millares, Sicilia, y el mas joven Barceló, todos estan llamados con señas por este viajero frequente que los vea desde una distancia, cogiendo lo que necesita de ellos, pero negando hacer las pinturas temporales. Kraft, como holandés, que se afincó en Mijas, Málaga, en 1989, siente talvez la tensión entre la asimilación cultural y el desplazamiento

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Por una parte se pudriera suponer que su habitat mediterráneo actual se refleja en el colorido de tierra y las texturas arenosas de sus pinturas. Por otra parte el dibujo parece hablar de líneas frágiles y límites inseguros, un sentido de desorientación, a menudo presente en el 'forastero'. Se siente que las líneas están en punto de quebrarse, moviendose de aqui por ahí, hasta ahora, hasta aqui, van y vienen. Sin embargo tienen la fija autoridad de mapas geográficas. Porque los fondos fragmentados de colores cremosos o marón se parecen a mapas aereas..."
Federico del Cerro
"Introducción",
Catálogo de la exposición "New Paintings"
Archgallery, Londres
Marzo 2003

"...¿que podía decir un mirar a otra mirada? ¿Qué decir intentaría las pisadas que se dirigen a las que retornan? ¿A que hora del día expondremos el dilema, con que temparatura verificaríamos los mutismos si ambas, fiebre y templanza, son necesarias? Contémplate en silencio, oh caminante..."
Salvador López Becerra
Recorte de la impresión poetica: "Ante los nuevos cuadros de Ernst Kraft"
Prologo del catálogo en CD Rom de la exposición "Alquitrán",
Malaga, 20 feb. 2.002

"...No tengo "el cuadro" en la cabeza, que solamente le falta ser pintado... No, para mí la pintura es un proceso, dando vueltas alrededor del lienzo tendido en el suelo, o alrededor del caballete, como un baile místico, aplicar la masa pictórica, ensuciar las manos, sembrar colores, regar, cosechar la imagen... Es drama, es acción, es un proceso. Una pintura terminada ya es otra cosa, a lo mejor es arte, pero quizás la obra terminada es solamente el reflejo del proceso, que sea la búsqueda el arte en verdad. ..."
Recorte del artículo: "Entrevista con Ernst Kraft"
por Nicolás García Herrera,
Kylix, Revista de literatura y Arte, 2002, N°10
Para leer toda la entrevista, haga click en:
Kylix, N°10, "Entrevista con Ernst Kraft"

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TABLEAU Fine Arts Magazine -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

(tijdschrift voor beeldende kunst en antiek)
Año 22, nr. 2 - Abril 2000

Del "Tableau Select", página 85

(Foto: Ernst Kraft: "Papel de liga sobre fondo azul")

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"... Los múltiples y distintos ensayos efectuados en el papel como soprte esencial y definidor en esta muestra le permite contrastar y conjugar con una variedad importante de elementos empleados en su realización, que bajo el comun denominador de 'técnicas mixtas' confluyen y se unen creando espacios, optando por la bidimensionalidad que es otorgada por entre otros con los pigmentos naturales distintos colores, acrilicos, óleo -siempre dominando de forma permanente los tonos tierra: ocres, rojizos, negros, y sutilmente unos azules difumados, "sucio", que se pierden y en algunos casos violentan los espacios- además de la utilización de carboncillos, tierras el aerógrafo así como destacando particularmente la incorporación de la cera que actúa como base fundamental de la mayor parte de la obra presentada, cera que al aplicarla como barniz le da esa protección y acabado tan singular en su resultado final.
En la producción artística de Ernst Kraft siempre actuó como referente y singular leitmotiv la abstracción, una abstracción que le lleva a experimentar en campos inabarcables de creatividad, desde sus 'paisajes geologicos' a la exposición actual en la que va ofreciendo uma obra que juega con el orden-desorden aparente, la secuenciación de planos cerrados y divisorios que paren confirmar una continuidad en varios de los ejemplos expuestos -casi se podrís enenciar como pequeñas series-, ola total fusión entre los espacios donde en una seria de cuatro pequeños formatos (50 x 50 cm. Vease la foto con ref. P.048) las grandes masas de color antagónicas por excelencia -blanco y negro- se deslizan en un tour de force soberbio, y donde la primacia del negro sobre el blanco termina imponiéndose para rebasar de este modo el espacio plástico ocupado por la anterior masa de color..."
Lourdes Jiménez Fernández
Recorte del ensayo: "Ernst Kraft: Obra sobre papel"
Catálogo de la Universidad de Málaga, entrega 4-2.001
Málaga, 8 de mayo 2.001

"...Ernst Kraft, como todo artista abstraccionista, precinde de la forma, aunque paradójicamente, no prescide de fuertes contornos y bordes en masas 'geológicas', en magmas de color. No hay nada de la naturaleza en su pintura, pero alguna materia inorgánico y dura parece llenar sus cuadros, en los que, paulatinamente se organizan estructuras irreconocibles y a veces... ¿huellas de escritura humana?..."

Nicolás García Herrera
Recorte del articulo: "Ernst Kraft, a pincel o buril"
Kylix, Revista de Literatura y Arte"
N°4, mayo 2.000

"... de ese peregrinaje más ligado al espiritu, resulta esta obra que está ejecutada con generosa frugalidad. La naturalidad y serenidad que transmite es fruto de la conjunción de varios elementos. Uno de ellos es la combinación del toque libre del pincel junto al culto de la línea, es decir, la conciliación de la mancha con esa línea quebrada, frágil, inestable y de carácter orográfico, que Kraft utiliza en la mitad inferior del lienzo. La quietud que respire el cuadro se dabe además a esa manera preciosista que tiene de aplicar el color, sin estridencias, compensando los tonos, difuminando una paleta casi neutra, rota solamente por el azul y el rojo.
Este paisaje sunterráneo de matiz intemporal está cubierto en su totalidad de minúsculas celditas fruto de la estampación sobre la pintura aún fresca de una red, que como tela de araña inmoviliza el posible mivimiento de estas placas de materia inorgánica. Este efecto unifica la superficie pictórica y confiere finalmente su carácter..."

Bernardina Roselló Davis
Recorte del ensayo sobre el cuadro. "Tierra XXIII"
(Adquirido por la Diputación de Málaga)
Publ. (portada y contraportada) en:
"Informativo", n°43, 2.000

"...Al contemplar la pintura de Ernst Kraft, es sencillo percibir ese proceso abstraccionista en el que unas formas amorfas, con perfiles muy acusados, como si respondieran a estructuras cristalográficas, concibes un paisaje tortuoso y febril, un mundo rocoso, vacío, agreste, en donde sólo la materia es estado de ebullición o desmoronamiento recrea una orografía palpitante y al mismo tiempo yerta. No hay vida ni forma orgánica alguna, ni posible naturaleza biológica es este mundo en el que Kraft, como buen holandés, hace el limo de la tierra en reto contra el mar y los cielos. Se trata de un paisaje puramente inorgánico, anguloso, que se soporta en la negación misma de ese paisaje como si el mundo no existiera o hubiera comenzado a crearse. No hay nada vivo ninada que pueda llevarnos a indagar que la materia aunque única, es transformable. Ernst Kraft escudriña en su interior como si tuviera mirando en un microscopio la sección transversal de un grano de arena. Paisaje de la interioridad, el suyo. Mirada intrínseca que se vuelve a sí misma. Contemplación de lo oculto. Mundo que comienza o mundo que termina. La naturaleza es negada, pero se concibe el gesto, el primer hálito, el último suspira tal vez de la existencia. Paisaje que representa el despropósito, la arbitrariedad y elenigma de lo que nace o lo que muere. Kraft incide en la esencialidad de lo primogenio, intenta desvelarnos la energía convulsiva que encierra la materia, las leyes únicas que rigen el comportamiento de todas las partículas, el enigma, en definitiva del universo y su origen..."

Antonio Abad
Recorte del ensayo: "La interioridad en el paisaje de Ernst Kraft"
Catálogo, Reding Galería de Arte,
Málaga, 30 ene. 2.000


"...Ernst Kraft deja contrastar su amplio colorido de derivado terrestres, como ocres y la sienna, entre el blanco del lienzo preparado. El contraste, tal vez su obsesión más evidente y persistente en toda su obra, impone una tensión permanente entre la lisa textura del lienzo blanqueado y la rugosa textura de la parte trabajada.
Esas líneas resumen su pintura a la perfección. Contraste, luz, sombras, fuerza salvaje, dulcificada por el sentido imperioso de las líneas, en un todo que os sitúa, ¿no?, ante posibles paisajes del 'Chorro' 0 del 'Torcal'. Eso, dentro de los más puros cánones de la pintura abstracta..."
Angel Guerrero

* Del articulo: "Ernst Kraft en la sala de Unicaja"
Periodico "Sol de Antequera", 9 ene. 1.999

"...'paisajes con elementos aislados', de eso se trata precisamente: de aislar cada pequeño misterio o metáfora singular de su composición y derterminar su protoganismo, para la cuál se hace inprecindible su aislamiento del todo de la obra. Trabajos de textura que exigen del autor elaboradísima ty talentuda dedicación...."
Julian Sesmero de "Paleta de colores"
Diario "Sur", Málaga, 7 feb. 1.997


"... la exposición, denominada 'La Pasión', (...) destaca la exaltación del gesto, la expresión de las figuras que componen un friso de dolor, pero que se sintetiza en gestos que aunque dejen escapar la imaginación hacia el origen de ese dolor, conservan una moderación, una contención que parece proceder de la metodología que aplica a su sistema de representación que descarta la alta vibración para buscar mejor la gama de la moderación en cuanto realiza. No resta esto de fueza, pero si que añada intimidad, como si el dolor de esa pasión se deluyera en una bien organizada alternativa de claros y oscuros con las que el artista se desplaza preferentemente sobre la superficie.
En todo caso, sorprende la exacta caligrafía que aplica a la mancha, pese a proceder de superficies de impregnación de amplo arrastre de material como son el rodillo y la espátula. Pero su fina sensibilidad le hace descrubrir el trazo preciso, la carga gráfica exacta, para que en todo caso asome el dolor contenido, la pasión a punto de estallido, que protagoniza en esta exposición..."
José Mayorga
del art. "El pintor holandés, Ernst Kraft, en la galería Terral"
Diario "Sur", Málaga, 6 jun. 1.989

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"Consulta con Ernesto, el vegetariano de 13 años..."
por Henriette Holthausen,
Nieuwe Rotterdamse Courant, Sabado 25 julio 1964

"Spreekuur bij Ernst, de dertienjarige vegetarier"
door Henriette Holthausen,
Nieuwe Rotterdamse Courant, zat. 25 juli 1964

"... Hij was slechts zeven jaren oud, Ernst K. te Doorwerth, artsenzoon en een van de vijf kinderen van dit echtpaar, toen zijn moeder bemerkte dat hij elke dag opnieuw met lange tanden van de vlees en visgerechten hapte.
Al gauw kwam het hoge woord eruit: de kleine Ernst wilde eigenlijk geen voedsel meer gebruiken, waarvoor dieren moesten worden geslacht. Zo klein en jong als hij was: op dit punt konden zijn ouders niet met hem argumenteren...
Sindsdien zijn haast zes jaren verstreken en Ernst heeft hoe langer hoe meer positief zijn houding bepaald.... "


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