Ernst Kraft

Publikationen über das Werk und den Künstler:

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Links:
Il Resto del Carlino (Macerata) 9 maggio 2008
Corriere Adriatco, 9 maggio 2008

"Gostac", Ernst Kraft
(übersetzung kommt bald)))
Appena arrivato, rimane ad ammirare lo spazio esterno del luogo in cui ci troviamo, ne scatta il sublime respiro e, una volta entrato, osserva l'interno, subito col fiuto artistico proiettato all'allestimento.
Incontro alchemico di artisti e curatori, strette di mano, "Ernst o Ernesto fa lo stesso" e ci si trova, ancora una volta, con istintivo e lucido raccordo, per creare la giusta soluzione espositiva.
Nel progetto comune della mostra le opere sono singole pennellate, che vanno ogni volta ricomposte e amalgamate tra di loro.

Spazi di rapida potenza
Esse richiedono una certa spazialità, con distanze a volte asimmetriche, che ricordano le sezioni auree di geometria, in modo da distinguere, tra le une e le altre, la differente portata espressiva.
In alcuni casi sono ravvicinate, per ricomporre insieme, il loro primo concepimento artistico.
Le opere così accontentate e armonicamente combinate, ritrovano la loro compiutezza, nel modo unico e proprio del nuovo evento. Attrici dalle esigenze a volte capricciose, ma grandi interpreti di ogni singola volontà dell'artista. Come le frasi di uno scrittore, escogitate e create con la potenza repentina del momento, in tempi di lavoro intensi e decisivi, ma con modi altrettanto precisi e delicati. Una volta gettato il corpo di colore sulla superficie della tela o della carta, ci affonda lievemente la spatola, come fosse un bisturi a sbucciare schizzi sottili verso l'esterno. Non va a scagliare graffi o segni d'aggressione, ma risolve la pittura in graffito, più vicino alla ricerca primitiva, che all'atto postmoderno. La materia così tracciata, pare continui a "buttar fuori", come le curve delle coste sibilline (riferito al nome dei nostri monti, o, come si preferisce, nell'accezione di flusso enigmatico, lasciando aperta l'interpretazione e la lettura, nello spirito della mostra…) L'occhio vulcanico di monocromo puro e caldo, dove primeggiano il rosso-cotto, il nero-prugna e l'ocra, spazia oltre le dimensioni concesse all'opera. Il potere del colore si trasforma in visioni dagli spazi illimitati.

Quaderni e cera
Ciò vale anche per il piccolo formato.
Ernst lavora non solo con l'acrilico, ma anche con pigmenti e cera, ancora in uso dal tempo dei romani, che l'hanno impiegata sulle pitture murali. La tecnica antica dell'encausto si va a combinare con i materiali odierni. La resa sui vari supporti è inedita: la tela assume una compattezza rupestre, la carta diventa tanto levigata che pare stampata.
Le opere racchiuse nei quaderni ad anelli, ora aperti a formare dittici di carta, offrono una visione duplicata e mai conclusa, quasi ad afferrare un progetto istantaneo in corso, abbozzato dall'artista sul suo taccuino.
Quando è il momento del Monotipo, Ernst prepara la matrice, per poi stringere a contatto i colori che reagiscono tra loro, con esiti mai prevedibili. Impronte che si espandono verso il profondo, sconfinando oltre ciò che è fenomeno scrutabile dall'occhio e dalla mente.

Minotauri cerebrali
L'installazione delle opere ripercorre idealmente quei labirinti di idee e associazioni, che Kraft ha già espresso in materia nella sua land art e in pittura. Le visioni proiettate nello schermo si compenetrano nell'immaginazione di chi osserva, e si producono altre idee.
Il tentativo di presentare l'opera di Ernesto può a volte sembrare superfluo e inopportuno, quanto quello di afferrare le idee scaturite da e con le sue opere. Il loro significato si traduce in una assoluta e coerente ricerca di nonsense. L'autore al limite, si sbilancia ad intitolare "scrittura ermetica", alcuni dei suoi lavori fatti di segni.
Ma non concede nulla più a linguaggi codificati. Gli stessi titoli che compaiono nei video, portano fuori strada, verso improbabili sentieri del pensiero.

Inguaribili astrazioni senza distrazioni
And unobtrusiveness is dazzling, upon occasion, The vertebral silence indisposes the licit sail… Enunciati paradossali, simili a giochi di parole, ma che risultano sensati a confronto di:
%Wdsreyukàl uyplòàrf ftrsd hi huip$, &eyredtj uiglh* gljklòànnv xcvopkjo opà rupi^z.
Questo perché l'astrattismo è sempre insito nella realtà conoscibile delle cose, è presente in ogni operazione logica, benché dotato di irrazionalità. Tutti gli ambiti si sviluppano grazie a una componente astratta: dalla fisica, alla poesia, alla musica, persino in cucina, e in modo speciale essa viene espressa in arte. Ernst intende così la pittura, quanto la videoarte: forme di naturale e artificiale astrazione.
Non è frutto di casualità, nessun segno è mescolato a caso, ma risponde a un rapporto con una certa realtà, stabilito dall'essere pensante. Tutti i segni significativi si combinano con altri, creando tante assolute verità e continue evocazioni, rimandi, labirinti di idee, immagini, che si dissociano, o si incontrano. Ecco, la magia linguistica di espressioni non codificate.

"The Gostac regained"
"Un'articolazione nella quale sembra esserci un linguaggio umano o qualche altro sistema simbolico, che invece non può tenere alcun significato identificabile… per creare un'espressione drammatica, sintatticamente corretta, semplicemente pronunciabile, usando parole senza senso.
Famosi esempi come "The gostac distims the doshes" di Lewis Carroll o "The vertebral silence indisposes the licit sail" di Lucien Tesniére, oppure ricordando quelle di Chompky: "Colorless green ideas sleep furiously","Le cadavre exquis boira le vin nouveau".(About the Gostac trilogy).
Gostac è tutta da gustare così come installata e concepita: mostra come opera d'arte, espressa in ogni sua componente. Chi visita ne fa parte integrante, può condividere e vivere la libera esperienza di segni, cogliendo ogni possibile eco, rivelazione o significato. Dal momento in cui si entra, emerge qualcosa di non afferrabile, qualcosa che all'uscita si può comunque portare con sé.

Tolentino 9 maggio 2008
Francesca Zacconi
Art historian

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Passau Neue Presse, von Elke Zanner, 21 Sept. 2007

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Mijas Semanal, 5 okt. 2007


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Passau Neue Presse, Christian Karl, 6 okt. 2007


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(Ausschnitte Artikels von Maria Rubio, übersetzung nicht fertig)
... (Ernst Kraft) me muestra su taller mientras se fuma un cigarrillo. ... ha aprovechado toda la planta baja de su casita del Barrio Santana para trabajar y ahí, entre el orden el caos, lleva a cabo su creación. El cristo de los artistas preside la sala en la que además, cuelgan muchas de sus obras. En este pequeño universo Kraft se mueve con soltura, me lleva de un lugar a otro, de una idea a otra, con una agilidad sorprendente y es que el artista siempre tiene su imaginación ocupada en la producción de una nueva obra.
El componente abstracto mueve la mayoría de sus pensamientos. Bajo los trazos de líneas envolventes, manchas de colores y estructuras retorcidas encontremos los cimientos de un sentido filosófico que tiene mucho de observación. A Ernst le gusta sentarse a reflexionar sobre los pormenores de la existencia humana, una idea que está muy presente en sus laberintos, pero tambien hacer de cosas tan cotidianas como una baldosa, un ejemplo de abstracción pura. Sin ir mas lejos, el suelo de su taller se ha convertido en el protagonista de una videocreación gracias a un tratamiento digital posterior y como éste muchos otros objetos han pasado a la catagoría del Arte con mayúsculas....."

Recorte del artículo: "Laberintos y otras ilusiones",

por Maria Rubio
Mijas Semanal
Nº 231, 10 Agosto 2007

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"Laberintos Expresivos", Obra de Ernst Kraft,
durch Samantha López Ramírez
Arte y Cultura, "Revista Casas mas Terrenos", edit. León Mexico
Nº 13 Marzo-Abril, 2007

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Beatrice Lavalle, Sur Deutsche, 01 02 2007

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"… Kraft spielt in diesem poetischen Werk … anhand des paradoxons des transparentes Labyrinths mit Konzepten wie Schein und Wirklichkeit…"
Beatrice Lavalle in Surdeutsch, (Oben)

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Victoria Bayona Rodríguez, Diario Malaga Hoy 8 feb. 2007

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"… das Werk dieses Holländischen Künstler ist zusammengestellt mit 140 Meter Plastik das hängt mit 800 Ringen, die die Mauer dastellen von ein Labyrinth von 50 m2…"
"Piérdete en el laberinto de Ernst"

Monica Lopez, Mijas Semanal, 02 02 2007 (Links)

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(übersetzung nicht fertig) "…the installation "The Labyrinth", consists of the actual labyrinth in the adjacent garden, on a 14 x 10 meters surface, four series of prints and a video of 10 minutes with music from Giacinto Scelsi, Schönberg , Yves Bosch and Lázaro Leiva, which will be shown in a continuous loop.

"The labyrinth, as a metaphor of life, and its interconnections of thoughts, memories and emotions, has been the starting point of the project. The brain not only has a visual likeness to the labyrinth, its functioning is comparable. Suffering from the Alzheimer syndrome could be interpreted as desperately losing the way in the path of the past and present. It is not the case that memories, or reasoning or affective emotions get lost, it's simply hard to find, and to find again, the roads leading to them. ... The labyrinth is an organism. The road system is a labyrinth , as is the city, the district, the office, the home, the dormitory, the computer, the brain and within the brain where there are more labyrinths. In the centre of every labyrinth you find the entrance to the next one. Or vice versa: leaving one, you find yourself in the centre of the labyrinth that holds the one you left behind… Thus, it occurred to me to design for the green area of the Alzheimer Foundation a labyrinth shaped as an abstract styling of the transversal cut of the brain. I wanted to integrate the symbols of infinity, continuality, the cycles of birth and death, the fact that in every organism exists the germ for new organisms, it repeats, it modifies, but still will be part of the same system, like an endless set of Russian dolls. It seems to me that nothing better symbolizes this idea than the planting of a walnut tree in the centre, in the cross of the axes of the labyrinth. And I will wait patiently until my walnut tree will give birth to its fruits, until they will fall on the gravel of the labyrinth, burst open and show their interior, small labyrinth brains, each one of them capable of creating an infinity of other labyrinths… Out of the article: "Ernst Kraft, the labyrinth at Accord Gallery" Published in Art daily the 8th of October 2006

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"... Die Kunstgalerie RU-H in Fuengirola hat im Mai eine Ausstellung mit den letzten Arbeiten des Holländers Ernst Kraft eingeweiht, die bis zum 18. Juni zu sehen ist.
Der Künstler, der sein Atelier in Mijas hat, blickt auf einen langen, fruchtbaren Weg mit einer Anzahl von Ausstellungen nationaler und internationaler Projekte in Deutschland, England, Holland, Rumänien und Mexiko zurück. Gegenwärtig ist er zusätzlich als Koordinator des Malprojekts DIN A4 Spanien
und Ehrenmitglied der Kulturvereinigung Terra Del Arte tätig.
…Die Ausstellung in Fuengirola besticht durch ihre Farbfreudigkeit, verankert in der mediterranen Umgebung. So selten verwendete Materialien wie Teer, Jod oder roter Terrazo in Verbindung mit Acryl, Latex und Lack geben den Kunstwerken neue Dimensionen; Wachs und Lack mit einer ungewöhnlichen Verteilung der Pigmente auf einer Oberschicht erzeugen Aquarell-Aspekte oder dienen Arbeiten auf Papier als Finish.
Krafts Werke zeigen die Spannung - oder das Drama - zwischen der grafischen Kreation einer abstrakten Story und einem weiträumigen, wie luftleerem Hintergrund. Auf einer Leinwand mit übereinander liegenden Schichten von verdünnter Farbe ist die zeitliche Dimension ausschlaggebend, um die Folge von Bewegungen und seine "resonancias de relieve" in den Texturen der einzelnen Arbeiten darzustellen.
Trotzdem ist es bei den Arbeiten auf Papier die spontane Bewegung, die sie formt: ohne vorher, ohne hinterher, ohne retuschieren…"

das Aktuelle Spanienmagazine, Nr. 230 - 06 / 2006

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"Ernst Kraft y el proceso creativo"
(übersetzung wird vorbereited)

"... Entro en la sala con la ingenua esperanza de que la obra conclusa y pulcramente colgada en la pared me revele alguno de los interrogantes que va a plantearme el autor, que me van a ayudar a penetrar más en el sentido de arte y necesariamente, de la vida.
Es el mismo ritual de siempre; sin embargo, es esta ocasión, es diferente. Me sorprendo al comprobar que las respuestas a estos interrogantes me las va a proporcionar el proceso creativo de las obras
"Ernst Kraft nos propone una búsqueda. Nos adentra en un proceso intuitivo, más que racional, tras el cual, quizás, el artista se reconocerá anímicamente.
Este viaje comienza, como casi todos, por azar. Una violenta pincelada da pasos a movimientos más rápidos e instantáneos en los que mecanismos irracionales y vitales son su principal baza creativa
La superficie blanca, virgen, resulta violada por un trazo inesperado.
Este primera mancha se asemeja a un accidente, a un impacto infringido contra la tela... drama
El pintor nos conduce a través de formas, texturas y gestos facturados con una expresividad que me evoca el informalismo expresionista.
No caos. Las formas se ordenan intuitivamente en torno a una gran armonía composicional.
Kraft parece, con cada obra, anticiparnos el germen de la siguiente. Quizás no quiere dar por acabado ninguno de sus cuadros, pues persigue que el ultimo sea la génesis del próximo.
Salgo de la sala y no intento indagar en las emociones del autor, sino en las mías propias.
El proceso creativo ha trascendido en mi de tal forma que mis ingenuas interrogantes tienen respuesta: he reflexionado acerca de las sensaciones que se despiertan en mi al contemplar su obra. Me he dejado atrapar por un juego liberado de reglas y convencionalismos en el que lo im`portante es el disfrute contemplativo de la obra de arte, desembarazándome de prejuicios para ver y amar el arte actual...."

Susana González Márquez, Forum, Magazine de arte y cultura, junio 2006

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"Passau se sumerge en el Mediterráneo"

Diario Sur 16 Okt. 2006

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Arad Newspaper 30 may 2005

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"....Der Niederländische Künstler Ernst Kraft lebt und arbeitet seit 15 Jahren in Malaga. Er präsentierte vor kurtzem in Mijas und Malaga sein Buch 'Paco Pulpito', eine von ihm geschriebene Geschichte, die nicht nur junge Leser in Bann zieht.
War es schwierig hier Fuss zu fassen? Als ich 1989 nach Malaga kam, hatte ich ziemlich glück, weil ich schon nach einem Monat meine erste Ausstellung hatte.... zu dieser Zeit was es sehr schwierig zeitgenössische Kunst zu verkaufen. Obwohl ich immer verkauft habe, musste ich immer nebenher noch andere job annehmen...

Wie kam es zu diesem Werk? (Paco Pulpito) Das war eigenlich ein Ausrutscher: Vor fünfzehn Jahren, als meine > Tochter geboren würde, wollte ich eine Geschichte für sie schreiben. Das Argument stammt einem Traum über einen Tintenfisch, der Stierkämpfer werden wollte.... Aus dieser Idee habe ich die Geschichte entwickelt. Paralel dazu habe ich die Zeichnungen ausgefertigt,.... Jahren später hat mich die Beschäftigung mit dem Siebdruck auf die Idee gebracht wie ich die Illustrationen besser gestalten kann...
Hatten Sie da schon an eine Veröffentlichung gedacht? Nein. Weil es hier noch schwieriger ist einen Verleger als einen Galeristen zu finden. ...
Haben Sie vor, noch mehr Bücher dieser Art zu schaffen? Im Moment werde ich mich erstmal wieder dem Malen zuwenden. In diesem Jahr möchte ich an einigen Projekten und Ausstellungen im Ausland teilnehmen..."

Ausschnitt aus dem Interview: "Paco Pulpito zeigt viel spanische Levensart", ("Im Profil, Ernst Kraft, Maler und Buchautor") durch:
Beatrice Lavalle
Sur Deutsch, 19 Januar 2005

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"...Ernst Kraft ist intuitiv, innerlich, und steht unter Strom. Er braucht Raum für die Aufstellung der Leinwände, um sie anschließend umkreisen zu können, und dann, in einem unerwarteten Augenblick, einen schnellen und unbewußten Pinselstrich einzufügen (er braucht ein oder zwei Tage um ein Bild zu vollenden)..... immer intuitiv, niemals analytisch. Die Malerei ist nach Ansicht des holländischen Künstlers eine Intuition, ein unerklärliches Gefühl, daß aus dem Bauch und dem Herzen entspringt.
Natürlich definiert sich die malerische Sprache von Ernst Kraft nicht so analytisch wie das literarische Handwerk, ein Fach mit dem dieser unermüdlicher Experimentierer es jetzt aufgenommen hat. In den nächsten Wochen wird er eine "limitierste" Auflage von seinem ersten Kindermärchen vorstellen, daß er selbst illustriert hat. "Habe ich mir gegönnt" wird von Ihm bestätigt, in der gleichen Form wie das einsetzen von dem "henna" - normalerweise von seiner Tochter benutzt um sich das Haar einzufärben - um es als Pigmentierung oder als eine Form der Bildhauerei einzusetzen. Die endgültigen Abstraktionen die auf der Leinwand eingehaucht werden, reflektieren in keinem Fall den flirt mit dem Zufall oder das Unvorhergesehene. Niemand in der Kunstgalerie würde es annehmen, wenn man die Komplexität der gezeigten Kompositionen betrachtet. Wenn die öffentliche Räume geschlossen werden und die Bilder abgehängt werden bleibt nur der "Kreative Kater" eines Schaffenden, der eigentlich nur mit den Händen arbeiten wollte. Alles andere kam von selbst..."

Ausschnitt aus dem Artikel "Arbeiten mit den Händen" von Rosa Díaz Casas, aus der Redaktion von der Zeitung "La Opinión de Málaga" am 09. 02. 2004. .

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"...Er beteiligte sich an dieser vierten Ausgabe (der Bienale de Arte Contemporáneo de Florencia, Cittá di Firenze) mit einem Triptychon, das nach der Symphonie von Benjamin Britten "War Requiem" (Totenmesse für den Krieg) genannt wurde. Das große Triptychon aus einem Mittel- und zwei Seitenteilen zeigt eine undurchsichtige Landschaft abstrakter Formen. Bei dem Werk scheinen die Seitenteile mit ihrem kräftigen Schwarz das Hauptteil wie apokalyptische Reiter zu bewachen....

...Ein expressionistisches Werk, bei dem Farbe und Struktur eindeutig die Hauptrolle spielen. Mit schwerfälligen Pinselstrichen hat der Künstler Acryl-, Harz- und Teerfarben auf einer Doppelleinwand aufgetragen... wie Federico del Cerro schrieb, fertigt er abstrakte Bilder, in denen die sich verändernden Erinnerungen an die spanische abstrakte Malerei des vergangenen 20. Jahrhunderts ihren Ausdruck finden..."

Cristian Ventura,
"Artistas de hoy", Revistart, Nr. 83, 2004

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TABLEAU Fine Arts Magazine -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

(tijdschrift voor beeldende kunst en antiek)
Jahrggange 22, nr. 2 - April 2000

Aus "Tableau Select", seite 85

(Bild: Ernst Kraft: "Sandpaper on a blue background")

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"... ein blick, was könnte derjenige sagen über ein anderes Aussehen? Welchen Ausspruch versucht die Schritte in der Richtung von der Zurückkehrenden? An welcher Stunde des Tages sollten wir das Dilemma freilegen; mit welcher Temperatur verifizieren wir die Stummheiten, als beiden, Fieber und Mäßigkeit, notwendig sein? Betrachten Sie in Stille, ach Wanderer..."
Salvador Lopez Becerra
Auszug aus "Vor den neuen Gemälden von Ernst Kraft"
Katalogus CD Rom, Ausstellung "Alquitrán",
Malaga, 20 02 2002

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"Malen ist für mich gleichzeitig eine körperliche und geistige Arbeit . Ich werde durch die körperliche Bemühung und die Konzentration angespornt.Ich habe nicht das 'Bild' in meinem Kopf, das nur muß gemalt werden muß. Nein, denn für mich ist Malen ein Prozeß, ich gehe dabei rund um das Leinen, daß auf dem Fußboden liegt, oder auf dem Malgestell steht, wie in einem mystischen Tanz, bildhafte Masse auftragend, beschmutzt meine Hände und säen die Farben und ernten Bilder... Es ist Drama, Tätigkeit, ein Prozeß. Ein fertiges Bild ist etwas Besonderes, könnte es kunst sein, aber möglicherweise ist es nur die Reflexion eines Prozesses und ist die Suche die wirkliche kunst."
aus "Interview with Ernst Kraft"
durch Nicolas Garcia Herrera, für Kylix, Literatur und Kunstzeitschrift. (Nur in Englisch)
  • "Interview with Ernst Kraft"

    "... das Papier als wesentliche Unterlage und und Bestimmung in diesem Muster, erlaubt ihm im Widerspruch zu stehen und zu vereinigen mit einer Vielfalt von Elementen, unter dem algemeinen Namen 'gemischte Techniken'. Pigmente, Acryl, Öle, fließen zusammen, schaffen Raum, um zur zweidimensionalen Vollendung zu kommen. Der einzelne Gebrauch von Wachs, welcher aufgetragen wird als Firnis, versieht es mit einem Schutz und eigentümlichen Absluss in dem Endergebnis.
    ...eine Abstraktion welche ihn zu Experimenten in grenzenlosen Feldern von Kreativität verleidet, von die "geologischen Landschaften" bis hun zu seiner aktuellen Ausstellung... eine Arbeit, die mit den Gegensätzen Ordnung und Unordnung spielt, die Sequenz von geschlossenen und getrenten Feldern... die progressive Übernehmung der geschlossenen Felder verleidet zu denken, das Kraft, in seiner Untersuchungsfähigkeit, die absoluten Grenzen der Zweidimensionalität rerreicht hat, und sich bald nähert an die körperlichen Volumen, wie Skulpturen, oder expirimentiert mit leeren Oberflächen, Aufklärung der Elemente, auf der Suche nach der Priorität von plastischem Raum und seinen Ursprung..."
    Lourdes Jiménez Fernández,
    kunsthistorikin,

    Auszug aus der Essay: "Ernst Kraft, Werke auf Papier"
    Universität von Malaga, 2001

    "...Kraft, wie alle abstrakten Künstler, verzichtet auf die Form, obwohl paradoxerweise, verzichtet er nicht auf starke Umrisse und Grenzen der 'geologischen Massen', ebenso wie auf großzügige Farben...
    Man findet nichts über die Natur in seinen Geälden, aber einige nicht organische Materie und Härte scheint seine Blider zu fühlen, in denen sich bedächtigerweise unversöhnliche Strukturen organisieren und manchmal... wie menschliche Schriftzeichen erscheint?..."

    Nicolas García Herrera,
    Auszug aus den Artikel: "Ernst Kraft, ein Pinsel oder Stichel"
    Kylix, Literatur- und Kunstzeitschrift,
    Nr. 4 Mai 2000

    "...dieser Pilgerfahrt, näher zu des Geistige, mündet aus in einer Arbeit die mit beträchtlicher Sparsamkeit ausgeführt wird. Die Natürlichkeit und die Gelassenheit, die es übertragt, sind die Früchte von einer Verbindung mehrerer Elemente. Eins von ihnen ist die Kombination von der freien Berührung der Bürste, zusammen mit der Kultivierung von der Linie, was die Versöhnung dedeutet von der gesturale Streichel mit dieser gebrochenen Linie, fragil,

    instabil, und mit einem Orografischer Charakter, die durch Kraft benutzt wirdin dem unteren Teil des Leinwand. Die Ruhe, die das Gemälde ausstrahlt, ist auch ein Gefolge von der delikaten Weise in Anwendung der Farbe, ohne irgendeinen Lärm, von dem Ausgleichen der Abtänungen, und das Weichmachen von einer fast neutralen Palette, gebrochen nur durch das Blau und das Rot.
    Diese zeitlose untererdische Reise ist in ihrer Gesammtheit mit minuscule Zellen gedecht wurden durch das Eindrucken eines Netzes auf die noch frische Farbe, was, wie ein Spinnennetz, irgendeine mägliche Bewegung enthält von diesen Platten anorganischer Materie. Dieses Ergebnis vereinigt die gebildete Oberfläche und gibt ihm seinen entgültige Charakter..."
    Bernardina Roselló David

    Auszug aus dem Essay über das Gemälde: "Tierra XXIII"
    (Sammlung Diputación Málaga), "Informativo", Nr. 43, Oct. 2000

    "...wenn man die Gemälde von Ernst Kraft betrachtet ist es leicht dieses abstrakte Verfahren zu sehen, worin amorphe Formen mit rauhen Profilen zu sehen sind, als ob sie kristalische Strukturen waren, ein Gefühl gibt von Landschaft, unwirklich und fierberhaft. Eine felsige Welt, leer und sandig in dem nur die Materie, in Staat von Entstehing oder Verfall, eine klopfende Orograghie schafft, die doch zur gleichen Zeit starr ist. Es gibt kein Leben, noch irgendeine organische Form, noch mögliche biologische Natur in dieser Welt in dem Kraft, wie ein guter Holländer, die Erde gegen die Meere und die Himmel verwendet. Es geht um eine reinanorganische Landschaft, die sich benimmt als ob es die genaue Leugnung dieser Landschaft ist, als ob die Welt nicht existierte, oder gerade angefangen hat. Es gibt nichts lebendiges, noch ist da irgendwo etwas das uns abnehmen ließe, dass die Materie, obwohl einmalig, zu transformieren ist. Ernst Kraft gräbt in seinem Inneren, als ob er durch ein Mikroskop nach einem Querschnitt eines Sandkorn schaut. Innere Landschaft, seine innere Landschaft. Inneres Aussehen, die zu sich selber zurückkeht. Betrachtung des Okkulte. Eines Welt, die anfängt, oder eine Welt die endet. Die Natur wird verneint, aber die Geste wird angenommen; dererste oder vielleicht der letzte Atem von Existenz.
    Landschaft, die die Leugnung, die Willkürlichkeit darstellt, und das Rätsel was ist und was sterben soll. Kraft trifft das Wessen von dem Ursprung, bemüht sich die krampfhafte Energie zu enthüllen, die in der Materie eingeschlossen wird, und die Regel die das Verhalten aller Teile beherrscht, kurz das definitive Rätsel vom Universum und seine Ursprung..."
    Antonio Abad
    Auszug aus dem Essay: "Die Innerlichkeit von der Landschaft von Ernst Kraft"
    Katalogus Ausstellung Galerie Reding,
    30 jan. 2000, Malaga

    "...Ernst Kraft setzt seine breite Auswahl von Erdkolorit, wie Ocker und Sienna, in Kontrast mit dem Weiß der präparierten Leinwand. Der Kontrast, vielleicht seine offensichlichste und beharrende Besessenheit in seiner Arbeit, erlegt eine bleibende Spannung auf zwischen der glatten Textur von der geweißte Leinwand und der rauhen angewanden Textur von dem Gemälde.
    Diese Linien stellen seine Arbeit vollkommen dar. Kontrast, Licht, Schatten, wilde Macht, die durch das Zeichnen versüßt wird. Setzt es uns (warum nicht?) in möglichen landschaften wie 'El Torcal' oder 'El Chorro'. Aber immer regiert durch die reinste Regel abstraktes Gemäldes..."
    Angel Guerrero,
    Aus die Zeitung: "Sol de Antequera", 9 jan. 1999

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    "... Landschaften mit isolierten Elementen, das ist es genau: das Absondern von jedem Rätsel oder Bildersprache der Zusammenstellung, um die Hauptrolle zu bestimmen...
    Texturwerke, die eine außerordentliche Ausführung und talentierte Weihung fordern..."
    Julian Sesmero,
    Aus: "Palette der Farbe", Zeitung "Sur",
    7 feb. 1997

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